Manfredi Salemme - TREKKING IN TUTTO IL MONDO PER ADMO E LA SCIENZA ***** masalemme@gmail.com - Cerco sponsorizzazioni per l'Australia - Guya Trekking 2011

TREKKING AFRICANO



Randonnées sur les merveilleuses montagnes
du Maroc





Partenza da Tangeri, subito i monti Rif fino a Taza, da qui si sale sul Moyen Atlas fino ad Azital da dove si sale la catena dell'Alto Atlante, con cime che superano i 4.000 metri di quota. Queste montagne in inverno e primavera si prestano allo scialpinismo; quando ormai le nevi sono sciolte diventano teatro di trekking più o meno lunghi, che oltre a offrire interessanti panorami, permettono di attraversare numerosi villaggi ed entrare in contatto con la popolazione locale. Il Jebel Toubkal (m. 4.167) è la cima più alta della catena. A Toukcal si entra nel Anti Atlas che lentamente degradano verso il mare, a Temesquida, sull' Oceano Atlantico, da qui dopo qualche giorno di riposo e bagni raggiungerò Agadir per far ritorno in Patria.

Per la prima volta Manfredi si avvale di un professionista, una guida locale


English version


Departure from Tangeri, immediately the Rif mountains up to Taza, from here him it climbs on the thin Moyen Atlas to Azital from where he climbs the chain of the tall Atlas with tops that overcome the 4.000 meters quota. These mountains in winter and spring are lent to the scialpinismo; when by now the snows they are loose they become theater of longer trekking, that besides offering interesting panoramas, they allow to cross numerous villages and to enter in contact with the local population. The Jebel Toubkal (m. 4.167) it is the tallest top of the chain. To Toukcal he enters the Anti Atlas that slowly they degrade toward the sea, to Temesquida, sull' Atlantic Ocean, from here after a few days of rest and baths I will reach Agadir to make
return in Country.

For the first time Manfredi uses of a professional a local guide



French version

Départ de Tangeri, immédiatement les montagnes Rif jusqu'à Taza, d'ici il il grimpe sur le Moyen Atlas mince à Azital de où il grimpe la chaîne du grand Atlas avec les sommets qui vainquent le quota de 4.000 compteurs. Ces montagnes en hiver et la source est prêtée au scialpinismo; quand maintenant les neiges ils sont dégagés ils deviennent théâtre de faire un trajet long et pénible plus longtemps, qu'excepté offrir des panoramas intéressants, ils autorisent à traverser de nombreux villages en le contact avec la population locale. Le Jebel Toubkal (m. 4.167) c'est le plus grand sommet de la chaîne.
À Toukcal il entre l'Anti Atlas qui lentement ils dégradent vers la mer, à Temesquida, sull' Océan
Atlantique, d'ici après quelques jours de reste et bains j'atteindrai Agadir pour faire le rendement dans Pays.

Pour les premières fois usages Manfredi d'un professionnel un guide local

TUAREGH


Detti "uomini blu" dal caratteristico turbante blu scuro che indossano e dal velo che copre sempre il loro viso (litham), vivono nella desolata distesa del Sahara centrale. Discendenti dei berberi, hanno mantenuto inalterata o quasi, la purezza della razza, rimanendo fedeli a tradizioni e culture vecchie di secoli. Il nome Tuareg, al singolare Targhi, è stato dato loro dagli arabi e sta a significare "gli abbandonati da Dio ", per via della loro opposizione alla dottrina di Maometto. Convertiti all’Islam 1200 anni fa dagli arabi, i Tuareg hanno mantenuto intatte credenze pagane, o quantomeno, pre-musulmane:
- è l’uomo e non la donna a tenere il volto coperto
- non sono soliti pregare cinque volte al giorno rivolti verso la Mecca
- sono monogami
- sono convinti che gli alberi e le pietre possiedano un'anima e realizzano amuleti per tenere lontani i "jinn", gli spiriti maligni che abiterebbero il Sahara.
Un tempo predoni feroci oggi vivono di pastorizia praticata dai loro servi. L'ordinamento sociale dei Tuareg si basa sulla distinzione di quattro classi: i nobili, i vassalli, i servi e gli operai. I nobili costituiscono la classe più pura ed eleggono il re. Se un uomo possiede più schiavi di quanti gliene occorrano, concede loro la libertà, ma solo se sono giovani e forti abbastanza per provvedere al proprio sostentamento. Schiavi vecchi e malati non vengono mai liberati e il loro padrone li deve mantenere.
I Tuareg che posseggono terre, vivono in villaggi dove le case sono rettangolari con tetto a terrazza, costituite da mattoni e da pietre; le abitazioni dei nomadi invece, sono le tende o le capanne montabili. Generalmente la tenda è formata da una copertura fatta da numerose pelli di muflone o di pecora cucite tra loro ed è sostenuta al centro da un alto palo; i lati estremi vengono fissati a tanti pali più corti, infissi saldamente a terra.
La società è di tipo matriarcale: le donne Tuareg, vanno a volto scoperto, godono di molte libertà e prendono parte alle decisioni che guidano le comunità. La tradizione vuole che siano state proprio loro a introdurre tra gli uomini l'uso del "taguelmust". Sono le depositarie principali della scrittura e quindi responsabili dell'educazione dei figli. Circa la metà di tutti i bambini sono orfani di madre, infatti, più di 2/3 delle donne muoiono dando alla luce i propri figli. Se un bambino perde la madre, viene accolto subito da un'altra famiglia ed allevato con lo stesso amore che si ha per un figlio proprio. L'unico mezzo di educazione è una parola di rimprovero o di monito. Battere un bambino è considerato crudele.
La rapina non è calcolata come delitto ma atto eroico. Il ladrocinio è invece ritenuto infamante e perfino gli schiavi non rubano. Un assassinio si vendica con un assassinio.
La maggior ricchezza di questo popolo è costituita dal bestiame ovino e dai cammelli, anche il sale è molto importante per l'economia dei tuareg, con esso barattano tè, zucchero, stoffe, saggina, stuoie, sorgo. I Tuareg sono gente molto sana e difficilmente si ammalano. La sera, si ritrovano seduti intorno ai fuochi raccontando storie per grandi e piccoli.

tratto da ( http://teallamenta.splinder.com/ )

Hijab


Per hijab si intende comunemente il foulard che copre il capo e le spalle delle donne musulmane. Il termine deriva dal verbo arabo “hajaba” (nascondere) e indica, nel suo significato originario, ogni ostacolo posto davanti a un oggetto o ad un individuo per sottrarlo alla vista altrui. In questo caso l’hijab ha lo scopo di proteggere le donne dagli sguardi lascivi e dalle attenzioni non richieste. In generale può essere composto da due pezzi: una prima cuffia che raccoglie e copre i capelli, tenendoli fermi, e un velo vero e proprio che viene appoggiato su questa, spesso lasciando che la cuffia sporga da sotto il velo. L’hijab può essere di qualsiasi colore, alcune donne lo preferiscono nero, altre bianco altre a fantasia e viene appuntato sotto il mento con una spilla. Le punte del foulard possono essere lasciate cadere morbidamente sul corpo oppure, per ragioni di praticità, avvolte attorno al collo come una sciarpa, in particolare quando si devono svolgere attività di tipo pratico. In generale è accompagnato da una tunica o da uno spolverino, ma può essere indossato anche con abiti normali, gonne camicie e pantaloni purché “adeguati”. La gonna deve essere lunga, la camicia larga, con maniche che arrivano sotto i gomiti e se indossata sui pantaloni, non troppo corta. Il velo è considerato una parte integrante dell’Islam da un gran numero di musulmani. Attaccare l’uso dell’hijab è come attaccare il diritto di un cristiano di portare la croce, o il diritto di un ebreo di indossare lo yarmulke.

Make Water in the Desert




Dig a few curved holes (the more the better) about half a meter deep so that the moist subsoil is clearly visible. If you are in dryer conditions, dig the hole a bit deeper, as it is essential that the moist subsoil is clearly visible. If there are any plants, throw them in the hole as well.

Survey the land for signs of dried out river beds; these are the best places to seek moisture.
Do not dig the hole in the shade. The process needs direct sunlight to work correctly. Look around and make sure that shade won't move over your solar still before evening arrives.
You may lose more water perspiring while digging than the still will generate for you in the end, depending on the moisture in the soil, how hard the soil is to dig, and what you're digging it with.
Urinating in the hole provides extra moisture and is sanitary because only the water evaporates.
This technique can also be used to purify dirty water, including urine[1]--anything but radiator fluid.[2] Instead of digging a hole, replace the hole with a larger container containing the tainted water and do everything else the same. If you don't have a container, pour the tainted water directly in the hole.
Place an open coffee can, mug, cup or canteen in the center of each hole. If you have a length of plastic tubing, you can run it from the bottom of the coffee can out the edge of the hole. You can use the tubing to suck the water from the can without dismantling the still.
Lay a taut piece of clear plastic wrap across the top of the hole. To create a seal, pour sand in a circle around the hole along the outside of the plastic wrap. Pour the sand an inch or two from the edge of the plastic wrap. Ensure that there are no gaps not sealed by the sand. The plastic wrap must seal the hole shut; if it is punctured the water will not condense.
Place a small to medium sized rock in the center of the plastic wrap so that the plastic wrap dips to a point above the can. Keep the plastic wrap from touching the can or else the water will not drip into the can.
Sit back and wait for the sun to evaporate water out of the moist soil and any plants you threw in there. The water will condense on the plastic wrap because it cannot escape the hole and will drip into the can. If you have the plastic tubing, drink from that.
Once the sun dries the subsoil in that hole, start the process all over by digging another hole or just dig deeper.


Plant Condensation
Put a clear plastic bag on the end of a plant or small tree branch.
Make sure the bag is sealed as tightly as possible around the branch. The plant transpires water during the process of transpiration. A clear plastic bag is necessary to maintain photosynthesis.
Water vapor will collect and condense in the bag. Make sure the water collecting in the bag won't drip out.
Wait until evening for maximum condensation before removing bag.
Switch the bag to another branch and repeat.


[edit]Tips
Make sure you leave it long enough for the process to take place. In somewhere like the desert where it is really hot, it should take a couple of hours; in places with less sunlight it can take half a day.


[edit]Warnings
Contrary to what is written in some popular survival books, the solar still will not provide adequate water to keep a person alive, even if it is constructed in moist soil. It is a last resort, so don't wander into the desert without enough water, thinking "Oh, if I run out, I'll just suck water out of the soil!" Those might be your last words.
This survival trick is actually far more useful in purifying water that may be contaminated than it is for obtaining water.

ACQUA UN PROBLEMA DA RISOLVERE


Forse non tutti sanno che esistono alcune piante ed insetti, abitanti di ambienti desertici, che hanno la capacità di essiccarsi completamente durante la stagione calda senza che le loro molecole biologiche subiscano danni. Infatti, non appena cadono le prime piogge e vengono reidratati, tali organismi (chiamati criptobionti) sono capaci di riprendere, in tempi molto brevi, il loro ciclo vitale. Questa capacità di sopravvivenza alla disidratazione è dovuta alla presenza di elevate quantità di uno zucchero insolito: il trealosio, che permette loro di sopravvivere in "stato di animazione sospesa" in assenza d'acqua. La stessa cosa accade all'Artemia Salina, un gamberetto che vive in acque molto salmastre e che riesce a sopravvivere senza acqua grazie alla produzione di trealosio. Questo zucchero, inoltre, permette a certi tipi di rane di sopravvivere allo stato praticamente congelato.
Ma cosa può legare questi formidabili organismi alle nostre industrie agro-alimentari, farmaceutiche e biomediche?
Ce lo spiega Mario De Rosa, ordinario di biochimica alla Seconda Università di Napoli e coordinatore del Centro regionale di competenza per le Applicazioni tecnologiche industriali di biomolecole e biosistemi, con ben ventisei brevetti nel proprio curriculum scientifico, la maggior parte dei quali riguardano le biotecnologie: ha lavorato soprattutto nel campo del farmaco brevettando in Usa sistemi che riguardano la stabilizzazione delle molecole, i sistemi di rilascio controllato ed i processi produttivi. La produzione di trealosio, o meglio i processi di produzione di questo zucchero, isolato per la prima volta proprio da quegli organismi che vivono nel deserto, costituisce parte degli ultimi brevetti depositati da De Rosa perchè questo zucchero può essere usato come dolcificante e come conservante per prodotti surgelati e liofilizzati e può trovare innumerevoli applicazioni che sono ancora in fase di sperimentazione. "Il trealosio è uno zucchero molto importante che a breve si diffonderà sul mercato - sottolinea De Rosa - Risulta un po' meno dolce del saccarosio ma ha importanti funzioni biologiche: interagisce con le macromolecole stabilizzandole e rallentando quindi i processi di degradazione; il trealosio sta trovando applicazione come stabilizzante di enzimi ed in particolare in campo alimentare per mantenere inalterate le proprietà nutritive, i sapori e gli odori dei cibi disidratati in quanto fa sì che le sostanze volatili non vadano via: sono molti i brevetti depositati nelle varie fasi della ricerca a tal proposito". Per molto tempo però gli elevatissimi costi di produzione del trealosio non ne hanno permesso un utilizzo su larga scala, fino a quando i giapponesi, e l'Università di Napoli separatamente, hanno inventato un processo di trasformazione dell'amido in trealosio attraverso l'utilizzo di due enzimi. Quelli giapponesi sono enzimi ricavati da microrganismi mesofili (che vivono cioè a temperature bassissime e sono poco stabili), "i nostri enzimi invece - spiega De Rosa - vengono isolati da un batterio che vive nella Solfatara di Pozzuoli ad altissime temperature: si tratta del batterio Sulfolobus Solfataricus, un batterio termofilo che vive in acqua bollente ed acido solforico". I ricercatori napoletani hanno, quindi, isolato gli enzimi utili e li hanno fatti produrre ad un altro batterio.
"Abbiamo prelevato i geni che codificano questi enzimi e li abbiamo immessi in microrganismi che vivono a temperatura ambiente - precisa il professore - in tal modo per ottenere il downstream, ovvero la purificazione del batterio dagli enzimi che non servono, basta bollire il batterio stesso e ciò perchè gli enzimi utili sono attivi solo ad alta temperatura: il procedimento è industriale ma non costa niente ed il batterio intero, ormai morto, dopo il trattamento tecnico può essere usato come catalizzatore per trasformare l'amido in trealosio". Attualmente questo brevetto è in corso di valutazione industriale per l'enorme rilevanza che potrebbe rivestire. Le applicazioni possibili infatti sono innumerevoli, come ad esempio nella produzione della frutta secca e di tutti i liofilizzati o seccati a caldo: l'aggiunta di trealosio fa sì che non appena venga aggiunta dell'acqua il prodotto non si distingua più da quello fresco. Nell'industria alimentare e dolciaria poi potrebbe avere un forte impatto nella conservazione e nell'utilizzo delle uova; infatti i due componenti, albume e tuorlo, normalmente vengono venduti separatamente ed il rosso non si può seccare perchè non mantiene nulla delle proprietà del rosso d'uovo: con l'aggiunta di trealosio i tuorli possono essere essiccati e riutilizzati aggiungendovi dell'acqua. L'utilizzo del trealosio è anche in corso di valutazione nel settore della
panificazione perchè molto probabilmente può essere sfruttato per far indurire il pane più lentamente, per avere cioè pane fresco per una settimana, riuscendo quindi a farne una produzione industriale.
"Attulmente l'Università sta collaborando con l'azienda agricola Dolce Irpinia per l'applicazione del trealosio - racconta De Rosa - abbiamo sviluppato un processo per candire le castagne perchè gli zuccheri tradizionali reagiscono con le proteine e si imbruniscono e ciò è sinonimo di invecchiamento e degradazione. Il trealosio sostituisce questi zuccheri rendendo il prodotto migliore per due motivi: non imbrunisce ed è meno dolce. La società già sta producendo questi canditi". Bisogna considerare che attualmente il trealosio industriale costa tre volte il comune zucchero ovvero 4 o 5 dollari al chilo ma sia il glucosio che il trealosio si ricavano dall'amido ed anche il comune zucchero: con questo nuovo processo di produzione i costi si abbatterebbero verosimilmente.
"In un sistema pubblico che si evolve verso l'industria - afferma il professore - la cultura brevettuale è importante e necessita di una competenza acquisita. Qui stiamo cercando di formare giovani che abbiano la cultura del brevetto con l'obiettivo di sviluppare un'attività di ricerca che parta fin dall'inizio con questa logica". Questo è un nuovo modo di vedere l'Università e la ricerca nel patrimonio del paese: una visione in cui il brevetto assume una posizione nodale e la difesa dell'invenzione diventa uno dei punti cardine del rapporto sempre più forte fra sistema pubblico di ricerca ed attività industriale. "Purtroppo però - conclude De Rosa - qui in Italia la letteratura brevettuale non ha ancora la rigorosità di quella scientifica"
Assomiglia al saccarosio. Allo zucchero per eccellenza lo accomuna addirittura la stessa formula chimica, ma vi sono delle differenze strutturali che ne fanno la sua forza. Si tratta del trealosio, uno zucchero che ha capacita" bioprotettive e che potrebbe un giorno essere impiegato, oltre che nell"alimentazione e nella cosmesi, per conservare cellule staminali, anticorpi e vaccini.

Ma anche essere usato per conservare il plasma in polvere, cosi" da utilizzarlo sui campi di battaglia nei momenti di estrema emergenza. Esattamente come avviene per il
caffe" istantaneo, sarebbe sufficiente aggiungere dell"acqua per curare, ad esempio, soldati feriti. Questo zucchero, che viene sintetizzato da una classe di organismi, gli estremofili, capaci di resistere in habitat ritenuti proibitivi per la vita, ieri e" valso il premio internazionale istituito da "L"Ore"al e dall"Unesco "For Women in Science" a un"italiana, Federica Migliardo, una ricercatrice di soli 32 anni.
Siciliana di Messina, Migliardo spiega all"Adnkronos
Salute il suo impegno nello studio di "un protocollo di bioprotezione che consentirebbe di usare il trealosio come conservante, o meglio come stabilizzante

DOTT. FEDERICA MIGLIARDO

Dott. Federica MigliardoFederica Migliardo è nata a Messina il 30 Marzo 1975 e ha conseguito la laurea in Fisica con lode accademica all’età di 22 anni (a. a. 1996/97) presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Messina. Nel 2001 le è stato conferito il premio, indetto dalla Società Italiana di Fisica (SIF), quale miglior laureato in Italia dopo il Maggio 1994. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Fisica nell’a. a. 2000/2001 presentando una tesi dal titolo: “Neutron Spectroscopy in Complex Systems of Biophysical Interest”. Nel 2003 ha vinto il premio, indetto dall’Istituto Nazionale di Fisica della Materia (INFM), per la miglior tesi di dottorato in Italia nel triennio 2000-2003. Ha frequentato dal 17/02/2002 al 28/03/2002 il Corso “Formation doctorale europeenne pour les utilisateurs des grand instruments, Higher European Research Course for User of Large Experimental Systems: “HERCULES 2002” a Grenoble, Francia. Dal 2002 al 2006 è stata titolare di un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Messina. Ha svolto una prolungata attività di ricerca all’estero nell’ambito del Progetto Galileo Italia-Francia per la mobilità dei ricercatori intitolato “Meccanismi fisici dell’efficacia di bioprotezione del trealosio”, e ha realizzato numerosi esperimenti di scattering di neutroni presso le principali facilities europee (ILL a Grenoble (F), ISIS a Chilton (UK), LLB a Parigi (F), BENSC a Berlino (D)). Dal Luglio 2003 al Novembre 2004 è stata assunta come ricercatrice ATER presso il Laboratoire de Dynamique et Structure des Matériaux Moléculaires dell’Université des Sciences et Technologies di Lille, Francia, dove ha svolto attività istituzionali di ricerca e didattica.
L’attività di ricerca è stata preponderatamente svolta nel campo della struttura della materia con particolare riferimento alla comprensione dei meccanismi molecolari dei processi di bioprotezione; è attestata da oltre 80 pubblicazioni, da oltre 70 comunicazioni a congresso e da un brevetto per invenzione industriale n. ME2004A16. Ha svolto dal 2000 attività didattica sia in Italia che all’estero. E’ cultrice della materia per il Settore Scientifico Disciplinare FIS/01 per il Corso di Laurea in Biotecnologie della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Messina ed esercitatore per il Settore Scientifico Disciplinare FIS/01 della Facoltà di Scienze MM. FF. NN. dell’Università degli Studi di Messina. E’ corresponsabile del Progetto Europeo del Sesto Programma Quadro della Comunità Europea “Finding promising drug candidates against tuberculosis with multidisciplinary protocol based non-conventional search”.
Nel 2005 ha ricevuto il premio “L’Oréal Italia per le Donne e La Scienza” indetto da UNESCO-L’Oréal conferitole da una Commissione presieduta dal Prof. Umberto Veronesi per essersi distinta nel campo della Fisica per la ricerca nelle Scienze della Vita. E’ stata ospite d’onore della Conferenza “Donne nella scienza” in occasione del Festival della Scienza di Genova, edizione 2005 (27 Ottobre-7 Novembre 2005), e del VI Congresso del Forum Internazionale delle Donne del Mediterraneo “A 10 anni da Pechino e Barcellona: le politiche Euro-mediterranee dal partenariato al buon vicinato. Posizione e diritti delle donne tra realtà e utopia” presso il Centro UNESCO di Torino (23-27 Novembre 2005), dove ha partecipato ai lavori e alla stesura della relazione del Workgroup “Knowledge, skills and labour market”.
Il primo numero del 2006 della Newsletter dell'Area Studi, Ricerche e Statistiche dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero (ICE), pubblicazione nata con l'obiettivo di fornire aggiornamenti e approfondimenti relativi alle principali tematiche sugli scambi internazionali di merci, servizi e capital, è stata dedicata alla ricerca sul trealosio condotta dalla Dr. F. Migliardo ed è stata presentata in occasione dello Stand istituzionale dell’ICE designato Sistema Italia in rappresentanza della ricerca italiana nell’ambito dell’Annual International Convention della Biotechnology Industry Organization BIO 2006, mostra-convegno che, a partire dal 1992, attira annualmente più di 1000 espositori e decine di migliaia di accademici, ricercatori, esperti e imprenditori provenienti da ogni continente, e si rivolge agli operatori dei vari comparti delle biotecnologie (biomedicina, bioinformatica, agro-alimentare, ambiente e bioenergia), tenutasi a Chicago da 9 al 12 aprile 2006.
E’ organizzatrice del Workshop Internazionale “Neutron Scattering Highlights on Biological Systems”, che si terrà a Taormina dal 7 al 10 Ottobre 2006 e curatrice della mostra “Science for Food” nell’ambito del Festival della Scienza di Genova, edizione 2006, che si terrà dal 28 Ottobre al 7 Novembre 2006.

NOTIZIE SUL MAROCCO



IL MAROCCO

Il Marocco, Magreb in arabo, significa Occidente. É uno stato dell'Africa settentrionale, delimitato a nord dal mar Mediterraneo, a est e a sud-est dall'Algeria, a sud dal Sahara Occidentale e a ovest dall'oceano Atlantico. Lo stato ha una superficie di 453.730 km².
Territorio
Il territorio del Marocco comprende le pianure più vaste e i monti più alti dell'Africa settentrionale ed è suddiviso in quattro regioni: i rilievi del Rif, paralleli alla costa mediterranea; la catena montuosa dell'Atlante, che attraversa lo stato per tutta la lunghezza del suo territorio; l'ampio bassopiano litoraneo; le pianure e le vallate meridionali le quali si estendono dalle pendici meridionali dell'Atlante fino al deserto del Sahara. Il monte Toubkal (4.165 m), nella catena dell'Atlante, è il più alto del paese.Lungo la costa atlantica, bassa e uniforme, si succedono, da nord a sud, le fertili pianure attraversate dai fiumi principali. Invece la costa mediterranea è alta e frastagliata. I fiumi del paese, non sono adatti alla navigazione, quindi sono utilizzati per l'irrigazione e per la produzione di energia elettrica; i principali sono il Moulouya e il Sebou. La costa mediterranea presenta un clima subtropicale, temperato dalle influenze oceaniche; verso l'interno, gli inverni si fanno più freddi e le estati più calde. Le cime più alte sono coperte di neve per gran parte dell'anno. Nelle regioni nord-occidentali le piogge sono abbondanti, scarse a oriente e a sud. La vegetazione dominante del territorio del Marocco è la steppa arbustiva (specie erbacee e graminacee), mentre nelle regioni costiere il clima ha favorito lo sviluppo della macchia mediterranea. Sono presenti boschi di pini e querce da sughero nelle regioni di maggiore altitudine. Sui bassi versanti meridionali dell'Anti-Atlante è presente una vegetazione di tipo desertico. La fauna selvatica comprende specie europee e africane:la volpe, il coniglio, il cinghiale, la lontra, lo scoiattolo, la gazzella, il babbuino, la capra selvatica, la vipera.
Problemi e tutela dell’ambiente

L’erosione del suolo, insieme con la mancanza di risorse idriche e la desertificazione, è uno dei maggiori problemi ambientali del Marocco. I rifornimenti idrici naturali del paese e l’acqua della costa sono contaminati dal petrolio e inquinati dalle acque di scarico delle maggiori città. Sono stati istituiti alcuni parchi naturali (di cui due sono nazionali) e riserve per la tutela dell’ambiente.
Il governo marocchino ha preso provvedimenti per la protezione dell’ozonosfera, la tutela delle zone umide e della biodiversità come l’abolizione dei test nucleari e dell’inquinamento di origine navale.

Popolazione, lingua e religione

La popolazione è principalmente insediata sulla costa; i due gruppi etnici principali del Marocco sono: i Berberi (40%, etnia autoctona del Marocco) e gli Arabi; sono presenti anche altre minoranze di francesi ed ebrei. Il berbero è la lingua madre parlata dal 24%, ma la lingua ufficiale è l’arabo.
La religione praticata dalla maggior parte della popolazione è l’islamismo.


Divisione territoriale e ordinamento dello stato

Il territorio del Marocco è diviso in 16 regioni, a loro volta suddivise in 71 dipartimenti e protettorati.
La città e il porto più importante del paese, dopo la capitale Rabat, è Casablanca; altre grandi città commerciali sono Marrakech, Fès e Tangeri (sullo stretto di Gibilterra).
Il Marocco è una monarchia costituzionale (basata sulla Costituzione del 1962, la quale conferì maggiori poteri al sovrano); dal 1996 venne data maggiore importanza al Parlamento, con l’introduzione di un sistema bicamerale.
Il sovrano (di sesso maschile) detiene il potere esecutivo e, in quanto capo dello stato, ha la facoltà di nominare il Consiglio dei Ministri e il Presidente del Consiglio.
Il potere legislativo è detenuto dal sistema bicamerale del Parlamento: la Camera dei rappresentanti costituita da 325 membri eletti ogni 5 anni a suffragio universale; la camera dei consiglieri con 270 membri eletti ogni 9 anni a suffragio indiretto.
L’ordinamento giudiziario è costituito dalla Corte Suprema (sede a Rabat) ed è basato sulla legge islamica e sul diritto francese. È in vigore la pena di morte.

Economia

-Settore primario:
L’economia del Marocco è basata essenzialmente sull’agricoltura, per la quale è impegnato il 6% della forza lavoro. Il 21% del territorio del paese è coltivato con cereali (frumento e orzo), patate, olive, datteri, ortaggi, frutta (uva), legumi e barbabietola da zucchero.
Altre risorse importanti del paese sono: l’allevamento di caprini, bovini e ovini; la produzione di legname ricavati dalle foreste (utilizzato come combustibile); la pesca di tonni, acciughe, sgombri e crostacei;
-Settore secondario:
Sono presenti grandi giacimenti di fosfati ma anche di carbone, argento, stagno, zinco, manganese, piombo, ferro, cobalto e greggio.
Le imprese industriali, la cui produzione è di materiale da costruzione, preparati chimici, tessili, alimenti, vino e petrolio raffinato, sono di dimensioni modeste. Sono anche prodotti manufatti in legno, tappeti, ceramiche e pellame, ma a livello artigianale.
-Settore terziario:
I prodotti da esportazione sono: fosfati e acido fosforico in maggiore quantità, e agrumi, frumento e pesce.
Sono invece importati macchine per l’industria, alimentari e carburante.
Il Marocco commercia maggiormente con Germania, Italia, Francia, Spagna, U.S.A., Emirati Arabi Uniti.
Le vie di comunicazione più importanti sono i porti di Casablanca, Agadir, Kènitra, Safi e Tangeri.

Istruzione

Il tasso di alfabetizzazione è del 52% grazie all’obbligo all’struzione per tutti i ragazzi dai 7 ai 13 anni, dal 1963. Gli atenei più importanti sono:l'Università Karaouine di Fès, la più antica (fondata nell'859), dove si impartiscono insegnamenti di tipo tradizionale(legge islamica e teologia); l'Università Mohamed V( a Rabat); l'Università Hassan II (a Casablanca).
Nonostante in Marocco si siano succedute molte civiltà (fenicia, greca, cartaginese, romana e cristiana), è attualmente un paese di cultura prettamente araba. Tra le istituzioni culturali di rilievo si citano la Biblioteca nazionale marocchina, a Rabat, e il Museo archeologico di Tetouan, nel quale sono conservati importanti opere d'arte e manufatti cartaginesi, romani e islamici.

LA STORIA DEL MAROCCO
La conquista musulmana


Nella metà del 7° secolo, gli Arabi partono alla conquista del Nord-Africa. La prima incursione sul Marocco ha luogo nel 681. Nel 703, Moussa Ibn Noceir si impadronisce di tutto il Paese. Egli tenta di sottomettere e di convertire il popolo Berbero. Negli anni 710-713, gli Arabi si spingono fino all’Andalusia, la maggior parte delle truppe sono berbere.

A metà dell’8° secolo, alcuni movimenti di sommossa sorgono dall’interno delle tribù Berbere. Il Paese uscirà da quella confusione con la fondazione del Regno Idrissid.

Gli “Idrissid”

Nascita della prima dinastia marocchina

Guerre interminabili di successione costellano la storia dell’Islam. Idris Imo, discendente da Fatima (figlia del Profeta) e da Ali, prende le armi contro l’autorità di Baghdad, diventa poi capo e Imam delle tribù berbere. Quest’alleanza è sigillata dal matrimonio di Idris con una berbera. A quell’epoca il Marocco era separato dall’impero Abbassid.

Idris Imo viene avvelenato dal califfo Haroun Errashid di Baghdad nel 791, suo figlio Idris IIdo viene quindi riconosciuto come il nuovo Re nel 809. Nasce la prima dinastia marocchina.

Idris II estende la sua autorità al Sud e all’Est, con l’intento di unificare quelle regioni. Uno stato organizzato viene quindi creato. Gli scambi commerciali si sviluppano.

Fès diventa il crocevia delle strade del Marocco, e viene promossa come capitale del Paese. È un importante centro intellettuale e religioso.

Dopo la morte di Idris II nel 828, i suoi successori rimettono in causa il suo operato di unificazione.

Dal 11° al 15° secolo

Sin dall’11° secolo, il Magreb costruisce la propria unità attorno all’Islam. Tre grandi dinastie si succedono e portano in esse l’ambizione di un impero.

Gli “Almoravid” (1055-1147) : i conquistatori riformisti


Gli Amoravid discendono dalla tribù dei Sanhagia. Guerrieri religiosi, essi regnano sulle rotte delle carovane del Sahara occidentale e partono alla conquista delle terre fertili del Nord.

Si impadroniscono della metà del Magreb e allargano i confini fino al Senegal. La loro progressione è rapida: presa di Sigilmassa nel 1055, fondazione di Marrakech nel 1062, vittoria del capo Youssef ben Tashfine sul Re di Castiglia in sostegno ai Principi andalusi, in piena riconquista cristiana.

Le loro conquiste conducono all’intensificazione degli scambi commerciali sull’asse Nord-Sud.

Le arti vivono un momento di rinnovamento, legato alle influenze andalusa, marocchina e sahrariana.

I successori hanno delle difficoltà a gestire questo vasto impero, indebolito dalle pressioni esercitate dai cristiani di Spagna e dalle tribù restie.

Gli “Almohad” (1147-1269) : Verso un Magreb unificato e potente




Oriundi dell’Alto Atlante marocchino, gli Almohad arrivano al potere con Ibn Toumert. Capo letterato, partigiano di una riforma religiosa radicale, intende dare all’Islam un dottrina nuova.

Il suo successore, Abd el Moumen si impadronisce di Marrakech nel 1147. Diventa “Commendatore dei credenti”.

Vero statista, dota il Paese di un’amministrazione, di una rete stradale e di una flotta marittima efficace.

Ottimo militare, egli conduce la guerra contro la Spagna e unifica l’Africa del Nord che diventa la prima potenza mediterranea su terra e su mare.

Suo nipote, Yacoub el Mancour, fondatore dell’attuale capitale del Regno, Rabat, è il più brillante tra i suoi successori.

La dinastia almohad è all’apogeo della grandezza sin dal 1160, fino al 1215 circa :

islamizzazione profonda, impero pacificato e prospero, periodi di massimo splendore intellettuale (corte brillante, Averoè) ed artistico (costruzione della koutoubia di Marrakech, della Giralda di Siviglia, della Torre Hassan a Rabat…).

Il Dinar Almohad è la valuta di scambio nel Mediterraneo.

La grande potenza almohad è minacciata dalla spinta cristiana in Spagna e dalla perdita di controllo delle rotte del Sahara.

I “Merinid” (1269-1465) : i grandi costruttori

I Beni Merin (Merinid) sono dei nomadi non sottomessi oriundi degli Alti Piani. Partono alla conquista del potere sin dal 1248, con la presa di Fès, edificano la loro nuova capitale, Fès el-Jeddid (Fès il nuovo) nel 1276. La loro ambizione è di ricostruire l’impero Magrebino.

Le città di Taddla, Sigilmassa, Rabat, Salé cadono una dopo l’altra. La presa di Marrakech, nel 1269, segna l’inizio dell’era Merinid.

Tre grandi sultano hanno contato :

Abou Youssef Yacoub , primo della nuova dinastia, adotta la politica che sarà quella dei suoi successori. Difende i musulmani di Spagna, in piena Inquisizione. Rallenta la progressione dei cristiani verso il sud della Spagna.

Abou El Hassan, detto il Sultano Nero, ricostruisce nel 1347 un impero berbero. Si devono al Sultano Nero alcune bellissime medersas, delle università che sono veri e propri centri intellettuali. Con loro, nasce l’arte ispano-moresco. La medersa “Attarin” di Fès è la più elegante e senza dubbio il monumento merinid più perfetto mai conservato. Grandi costruttori, i Merinid hanno edificato tanti palazzi e fortezze quanti monumenti religiosi.

Abou Inan, suo successore, deve fare fronte alle tribù rivali. Perde alcune parti importanti del territorio.

I Merinides si indeboliscono e la dinastia si esaurisce.


Gli “Ouattasid” (1465-1549)

La dinastia degli Ouattasid (1465-1549) succede ai Merinid. Per un secolo, deve fare fronte ad una grave crisi economica e politica, che è esasperata dalle lotte interne. Sin dall’inizio del 15° secolo, i Portoghesi e gli Spagnoli prendono piede sulle coste marocchine. Come reazione, cresce il desiderio di una guerra santa nella mente dei Marocchini.

La salvaguardia dell’Indipendenza

La salvaguardia dell’Indipendenza di fronte agli Europei (dal 15° secolo al 19° secolo)

Per due secoli, dalla metà del 15° secolo alla metà del 16° secolo, il Marocco vive un periodo di agitazioni e di incertezze. Si tratta tuttavia di un periodo perno e quell’epoca è segnata dallo sviluppo degli scambi marittimi con l’Europa a scapito del commercio saharariano. Il ruolo del Marocco, intermediario tra l’Europa e l’Africa, va regredendosi. Il Paese entra poco a poco in una posizione di ripiego.

I “Saadiìn” (1525-1659): Sovrani di fama internazionale

I Saadiìn sono oriundi della valle del Souss. Sono chiamati dai marabut delle oasi del sud a guidare la guerra santa contro i Portoghesi i cui consorzi minacciano il commercio tras-sahariano. Prendono Marrakech nel 1525, che torna ad essere la capitale del Paese.

Sotto Mohammed Esheikh, i Saadiìn cacciano i cristiani da Agadir, da Safi e da Azemour, dal 1541. Con l’aureola dell’eroe, il capo saadiano diventa il sultano di tutto il Paese.

Sotto il suo regno, il Marocco resiste all’impero ottomano. Nel 1578, pone un termine alle ambizioni portoghese in Marocco (la “Battaglia dei Tre Re”).

Ahmed el Mansour è un sovrano di fama internazionale. La conquista della strada dell’oro da parte sua garantisce al Paese una ripresa economica importante. Dalle sue spedizioni in Sudan, porta con sé un immenso patrimonio.

Sotto la dinastia saadiana, il Marocco vive un periodo fausto :

rinforzo dell’esercito,

sviluppo dell’artigianato e dell’agricoltura,

crescita del commercio con l’Europa,

avvio di una nuova amministrazione

L’ascensione saadiana è accompagnata da un’opera culturale importante, dalla costruzione di grandi edifici riccamente arredati che vanno moltiplicandosi. Marrakech è oggi il principale depositario dell’arte saadiano.

Gli “Alauiìn”(dal 1659 a oggi): i Fondatori dell’impero dei sceriffi

Discendente da Ali, il genero del Profeta, gli Alauiìn sono gli unici a potere rivendicare l'accesa al trono, lasciato vacante dai Saadiìn. Oriundi del Tafilalet, ottengono il loro primo successo prendendo il controllo delle vie del commercio nel Sahara.

Guidato dal loro capo Mulay Rashid, prendono Fès nel 1666.

Fratello e successore di Mulay Rashid, Mulay Ismaïl (1672-1727) è il sultano più famoso del Marocco. Il suo prestigio è paragonabile a quello di Luigi XVmo con il quale manteneva dei legami diplomatici.

Costruisce Meknès, capitale della dinastia alaouita.

Il principale obiettivo di Mulay Ismaïl è di ristabilire l’ordine ed d’instaurare l’impero sceriffiano. Lotta contro gli usurpatori, contro le tribù non sottomesse, contro i Turchi e contro i Cristiani. Egli crea un esercito potente composto di discendenti da schiavi neri e da rinnegati.

Fa erigere delle fortezze (80) all’ingresso delle grandi città. Riconquista la maggior parte delle città della costa atlantica che si trovano in mani agli Europei. Il Paese gode quindi del prestigio dovuto alla personalità del suo sovrano. Nel 1718, il sultano taglia con la Francia e con la Spagna. Alla sua morte, subentra il disordine.

Le crisi si susseguono e contribuiscono all’isolamento del Paese.

Ci vorranno 30 anni per vedere il Paese ritrovare la calma. La pacificazione è il merito di Sidi Mohammed Ben Abdallah (1757-1790). Egli fonda Essaouira nel 1765 per controllare ed incoraggiare gli scambi commerciali con l’esterno. E’ il primo capo di stato a riconoscere l’indipendenza degli Stati Uniti.

Nel primo ‘800, sotto il regno di Mulay Sliman, il Marocco si ripiega su stesso. Prima, le crisi per la successione, poi l’interruzione della politica marittima e infine il rallentamento del commercio con l’Europa, ed alcune terribili epidemie (1798-1800) lasciano il Paese esangue.

Il Marocco nel XX° secolo

Nella seconda metà del 19° secolo, le potenze europee affermano sempre di più la loro attrazione per le nuove rotte del Mediterraneo. Il sostegno da parte del Marocco per l’emiro algerino Abd el Kader conduce alla firma del Trattato di Tangeri (1844) poi dell’Accordo di Tetuan (1860), che ufficializzano la sconfitta del Marocco di fronte alle tre potenze occidentali: Spagna, Francia e Gran Bretagna.

Il sultano Mulay Hassan fa leva sulle divergenze d’interessi che oppongono queste tre potenze per salvare l’indipendenza del suo Paese.

L’indipendenza è relativa :

Nel 1880, la conferenza di Madrid sancisce la penetrazione economica delle grandi potenze in Marocco.

Nel 1906, la conferenza di Algesiras pone il Marocco sotto protettorato di alcune potenze, a favore della Francia.

Nel 1907, le truppe francesi sbarcano per la prima volta a Casablanca.

Il 30 marzo 1912, il protettorato francese viene proclamato.

Il Marocco del 20° secolo:Dal Protettorato all’Indipendenza

Il Protettorato della Francia viene esteso alla maggior parte del Paese, la Spagna riceve la regione del nord e l’estremo sud.

L’autorità è nelle mani del Residente-generale Lyautey (1912-1925). Egli si adopera ad ammodernare il paese mantenendo allo stesso tempo la sua identità : costruzione di strade, di ferrovie, di dighe, edificazione di città moderne.

Sin dal 1919, la guerra del Rif (guidata da Abdelkrim El Khattabi) scoppia nella zona spagnola. Le truppe francesi intervengono. La pace verrà ristabilita in quella regione solo prima del 1934.

Nei primi anni ’30, il quadro internazionale (crisi economica, politica coloniale rigida) provoca l’emergenza di una nuova opposizione nazionalistica, che da il via alcuni anni dopo al partito dell’Istiqlal (indipendenza).

Il sultano Mohammed V, accusato di simpatia per i nazionalisti, viene condannato all’esilio nel 1953. La resistenza del popolo marocchino è tale che Parigi è costretta ad autorizzare il rientro del sultano nel 1955.

Il 2 marzo 1956 viene proclamata l’indipendenza del Marocco.

Il Marocco del XX° secolo: Dall’indipendenza ad oggi

Nonostante una congiuntura difficile, fu SM il Re Mohammed V intraprende un ambizioso programma di rinnovazione del giovane Stato marocchino :

Scolarizzazione,

Energia,

Sviluppo dell’industria turistica,

Sviluppo dell’impiego,

Creazione di un esercito,

Adesione alla Lega Araba.

Il 3 Marzo 1961, il giovane fu SM Hassan II succede al padre deceduto il 26 Febbraio.

Con il Dahir del 2 Giugno 1961, l’Impero Sceriffiano diventa un “Regno arabo e musulmano”.

Determinato a proseguire l’opera di ammodernamento del Marocco, fu SM il Re Hassan II è incitato a proclamare lo Stato d’emergenza il 7 Giugno 1965 fino alla promulgazione nel 1972, della nuova Costituzione.

Gli anni ‘70 sono tuttavia anni difficili: due tentativi di colpo di stato nel Luglio 1971 e nell’Agosto 1972.

La questione del Sahara marocchino lega il popolo marocchino al suo monarca e alle istituzioni:

Fu SM Hassan II organizza una “Marcia Verde” il 6 Novembre 1975. 530.000 persone varcano pacificamente i confini con l’ex Sahara Spagnolo.


Gli anni ’90 sanciscono alcune tappe importanti in vista di una messa a livello sui piani politico ed economico:

1992, adozione di una nuova Costituzione;

1994, negoziati tra il Marocco e l’Unione Europea, in vista di un accordo di partnership;

13 Settembre 1996, adozione con referendum della nuova Costituzione che rafforza i poteri del Parlamento e crea una seconda camera, la “Camera dei Consiglieri”.

23 luglio 1999 : SM il Re Hassan II muore.

Il Principe erede Sidi Mohammed, suo figlio, è intronizzato Mohammed VI (36 anni), il giorno stesso.

Inizia la programmazione ...




Per prima cosa ho scritto un paio di e-mail a chi potrebbe accompagnarmi, poi sono andato a leggere qualche viaggio per cominciare ad avere un'idea.

La partenza potrebbe essere il primo settembre.

Molto tempo prima che i beduini arabi, dagli sconfinati deserti mediorientali, si spingessero a Occidente (al Maghreb), il Nordafrica era già abitato dai berberi, nomadi di origine forse yemenita, forse etiopica, come i loro cugini più famosi, i Tuareg. Dalle fertili aree mediterranee furono costretti a ritirarsi sulle montagne che separano il Sahara dalla costa. E' quindi a giusta ragione che ancora oggi questo popolo fiero e pacifico si ritenga il vero, primo abitatore del Marocco, e di tutti i paesi africani che si affacciano sul Mediterrane.


La Catena montuosa dell'Atlante

La Catena montuosa dell'Atlante o Atlas, si estende tra Marocco, Algeria e Tunisia, per circa 2400 km di lunghezza ed è nata dall'avvicinamento della Placca africana e della Placca euroasiatica; è suddivisa in 7 diverse catene montuose: Anti Atlante, Alto Atlante, Medio Atlante, Grande Atlante, Piccolo Atlante, Atlante Telliano e Atlante Sahariano e le prime tre si trovano in Marocco.

La cima più alta è il Jbel Toubkal (4165 m), che si trova nell'Alto Atlante, a pochi chilometri da Marrakech.
L'Anti Atlante (Anti Atlas) a sud del Marocco, si affaccia sul deserto del Sahara; l'Alto Atlante (Haut Atlas) attraversa quasi in orizzontale il paese, dalla costa atlantica fino al deserto e il Medio Atlante (Moyen Atlas), si estende a nord fino ad incontrare la catena del Rif, che si estende lungo la costa del Mediterraneo ed è caratterizzata da vegetazione bassa, arbusti e oliveti.

Le montagne del Marocco sono state scoperte recentemente come meta turistica, i paesaggi sono vari, come le bellissime foreste di cedri dove vivono ancora i leopardi del Marocco e i villaggi dei Berberi che coltivano piccoli appezzamenti di terreno e allevano capre e cammelli. Si può sciare in ogni stagione sulle nevi perenni, fare trekking e cavalcare le dune di sabbia in moto.

I Monti Atlas sono caratterizzati da un paesaggio contrastante ma al tempo stesso seducente, si raggiungono le cime più alte salendo dal roccioso fondovalle lungo piccole strade sterrate, che scorrono in mezzo ad enormi ammassi rocciosi e si arrampicano tra foreste di lecci. Lungo il percorso si incontrano laghi ghiacciati, torrenti pietrosi e piccoli villaggi costruiti sulle rocce, fino ad arrivare sulle vette innevate. Di tanto in tanto il paesaggio si fa più arido e spoglio, dove la montagna si apre in vertiginosi canaloni.

Per gli amanti dell'avventura c'è la possibilità di fare escursioni organizzate sull'Atlante, camminando sulle mulattiere e per i sentieri, accompagnati da una guida locale e utilizzando i muli per trasportare cibo e attrezzature; si può scegliere di trascorrere la notte nei villaggi, nei rifugi o nelle tende.

A testimonianza del fascino che, secondo leggende e racconti del popolo magrebino, da sempre la catena montuosa dei Monti Atlas suscita nei visitatori di questa splendida regione del Marocco, c'è un opera in olio su tela di Winston Churchill denominata "Tramonto sui Monti Atlas"; questo quadro, che il primo ministro Inglese dipinse verosimilmente nel 1935 dal balcone della sua camera dell'Hotel Mamounia di Marrakech, lascia trasparire quanto la romantica bellezza di questi luoghi fosse addirittura riuscita a stregare anche l'animo di una persona nota al mondo intero per la propria fermezza, caparbietà e pragmatismo.

info su : http://www.lamontagnanonperdona.com/